Il settore farmaceutico in Italia continua a crescere, confermando i trend positivi degli ultimi anni; questi ottimi risultati, tuttavia, vanno accompagnati da una proporzionale spinta all’innovazione, in modo da coltivare questa crescita e potenziarla negli anni a venire.

Questo è il quadro delineato da “Incontro al Futuro”, relazione del Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi presentata la scorsa estate nel corso di una delle assemblee pubbliche dell’associazione in occasione dei suoi 40 anni dalla fondazione.

Parole di incoraggiamento per un settore d’eccellenza italiano, ma anche di avviso: non bisogna dormire sugli allori, bisogna monitorare il mercato e la situazione di tutti gli anelli di questa lunga catena che porta il farmaco dai ricercatori alle persone bisognose.

La produzione complessiva del settore farmaceutico in Italia ha raggiunto quota 31 miliardi di euro, conquistando la leadership su quest’industria a livello europeo e superando il competitor storico tedesco: questo risultato è solo destinato a migliorare, con una crescita del 7% nel primo quadrimestre di quest’anno.

Il settore farmaceutico italiano manifesta una forte inclinazione verso l’export, che da solo costituisce l’80% dei 31 miliardi di valore della produzione, e sta accrescendo il numero di figure professionali coinvolte, con oltre 65mila addetti e una crescita del 4,5% rispetto al 2015-16.

Questi risultati possono però essere mantenuti agendo con consapevolezza su tutta la filiera: la parola chiave è innovazione, è necessario evolvere le proprie visioni soprattutto nell’area di business, quella più ancorata a una mentalità conservatrice. Si tratta, infatti, di una questione soprattutto di approccio, perché il pharma italiano rimane molto attivo in Ricerca & Sviluppo con un investimento di 1,5 miliardi di euro in questo comparto e di ulteriori 1,3 miliardi di euro per lo sviluppo degli impianti produttivi nel solo 2017.

Siamo di fronte a una popolazione italiana sempre più vecchia e quindi sempre più bisognosa di medicinali per patologie croniche; in parallelo, però, ci sono limiti di budget sulla spesa sanitaria da parte di payer sia pubblici che privati: tutto ciò rappresenta la sfida che l’industria farmaceutica deve rispondere con nuovi modelli di business e di processo, al passo con le reali esigenze della popolazione e del mercato.

Alcuni dei punti chiavi su cui si giocherà il futuro del pharma in Italia:

  • Big Data: soprattutto per quanto riguarda la distribuzione e la vendita al cliente finale, è importante capire a chi ci si sta rivolgendo, cosa stanno cercando e come fanno i loro acquisti; farmacie e parafarmacie rimangono delle attività commerciali e devono imparare a integrare i dati in una strategia di business al passo coi tempi e di reimparare a stringere relazioni con i clienti sui nuovi canali digitali. I Big Data rimangono comunque una risorse utile anche sugli altri anelli della filiera, dando indicazioni per meglio orientare la loro operatività;
  • Accesso ai farmaci: la rete di distribuzione deve farsi sempre più capillare, rapida, omogenea e puntuale. Da una parte questo risultato lo si ottiene con nuovi accordi tra aziende e Servizi Sanitari Nazionali, basati sull’effettiva efficacia del farmaco (value-based agreement) e che quindi esclude dal rimborso i prodotti che non portano benefici al paziente. Dall’altra parte torniamo sulle farmacie e parafarmacie, che rappresentano i veri capillari del settore pharma: a fronte di uno spostamento di sempre più persone sul digitale, il modello di business del futuro e da adottare fin da oggi è quello dell’eCommerce per farmaci;
  • Governance: Istituzioni e imprese devono ripensare i sistemi di governance, che permette meccanismi più efficienti di gestione della spesa e le tutele su marchio, brevetto e proprietà intellettuale, a fianco di una AIFA sempre più vigile.

Innovazione è quindi la parola chiave per non perdere la competitività guadagnata con tanti sforzi e che sta già dando i suoi risultati.

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