La Legge sulla Concorrenza dell’agosto 2017 aveva segnato l’apertura della farmacia ai fondi di investimento, autorizzando uno stesso soggetto giuridico a essere il titolare di più farmacie fino a controllare al massimo il 20% di attività nella stessa Regione: in sostanza, questo decreto aveva dato il via libera alle catene nel retail del pharma italiano.

Comprensibilmente, questa novità aveva creato agitazione tra i farmacisti fin dal suo annuncio per due motivi:

  • Normalmente, raggiunta l’età di pensionamento o comunque presa la decisione di ritirarsi, il titolare cedeva l’attività a un parente o a un collaboratore che aveva lavorato al suo fianco nel corso degli anni, permettendo così al più anziano di ottenere una sorta di buonuscita e al più giovane di gestire un punto vendita già avviato; con il subentro dei fondi di investimento, questa successione generazionale può essere interrotta dalla rilevazione di una terza parte con più capitale, mettendo in difficoltà i professionisti più giovani;
  • Le catene di farmacie possono creare una situazione di concorrenza difficilmente sostenibile dalle attività tradizionali, sfruttando maggiori capitali e visibilità per fornire servizi addizionali come apertura 24/7, consegne a domicilio e via dicendo; il timore è che si ripeta per le farmacie quello che è successo per i negozi di alimentari quando hanno debuttato le catene di supermercati; emblematica è la situazione inglese, con la catena Boots che controlla 2500 farmacie sul territorio, sostenendo che il 90% della popolazione britannica abbia a disposizione un suo punto vendita a massimo a 10 minuti dalla propria residenza.

Nella realtà dei fatti, sono già entrati in Italia alcuni nuovi attori rilevanti: il fondo F21 punta a costituire un polo di farmacie da 500 milioni di euro; il già citato gruppo Boots, che domina in USA e UK, ha raggiunto anche il Bel Paese, iniziando l’acquisto di farmacie private, anche storiche, a Milano e Roma; Unifarco invece si sta concentrando su Toscana ed Emilia-Romagna.

I timori dei farmacisti di smarrire la propria identità, di vedere indebolita la propria professionalità e di competere contro avversari ad armi impari hanno imposto loro l’adozione di nuove strategie per sostenere la loro attività.

Il digitale offre molte opportunità, che consentono alla farmacia di conservare, se non addirittura incrementare, tanto la sua vocazione quanto la sua marginalità, affacciandosi su una platea nazionale e disponendo di strumenti di comunicazione e marketing molto accessibili.

In particolare:

  • Un eCommerce dotato di automazioni strategiche consente al farmacista di vendere i propri prodotti (farmaci senza obbligo di ricetta, cosmetici, integratori, dispositivi medici, omeopatici, veterinari,…) in tutta Italia, aumentando il turn-over degli scaffali, acquisendo maggiore potere d’acquisto presso i fornitori e, in definitiva, incrementando la propria marginalità senza sacrificare la relazione con il cliente;
  • Un piano di promozione digitale aumenta la visibilità della propria farmacia, intercettando le ricerche di potenziali clienti, guadagnando una posizione privilegiata rispetto ai competitor e attivando strategie di marketing e pubblicità;
  • Attivando canali di contatto tra farmacia e clienti, come chat e social network, il farmacista valorizza la sua professionalità online offrendo consulenza, assistenza e consigli per la salute e il benessere di clienti e non;
  • Le applicazioni per dispositivi mobile supportano l’attività non solo digitale, ma anche fisica, sfruttando meccanismi di geolocalizzazione, notifiche push e prenotazione di prodotti e servizi per orientare l’intenzione di acquisto verso il punto vendita del farmacista.

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